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Il Titan, il Chris e gli altri. Quelli che il minibasket in carrozzina.

di Claudio Arrigoni  Gazzetta dello Sport.it > Paralimpici >

Christopher Caspani (Unipol Briantea Cantù)

Il minibasket in carrozzina vive il suo momento più emozionante, con le finali a Seveso (via Gramsci 9), nei pressi di Milano, nelle quali c’entra un po’ anche La Gazzetta dello Sport e, in particolare, la Fondazione Cannavò, che ha permesso l’incontro con gli Harlem Globetrotters e la possibilità di una partnership proprio in vista della Final Four. Quatto squadre a sfidarsi: i campioni d’Italia del Santa Lucia Roma, le Iene di Padova, gli Alitrans Olympic di Verona e i padroni di casa, i Bandits di Cantù. Questo il programma: sabato 2 giugno, Unipol Briantea84-Le Iene Padova Millennium (ore 16), S. Lucia Roma-Alitrans Olympic Verona;  domenica 3 giugno, 3°-4° posto: perdente semifinale 1-perdente semifinale 2 (ore 9); 1°-2° posto: vincente semifinale 1-vincente semifinale 2 (ore 11), previste le riprese di RaiSport. Per siglare ufficialmente la collaborazione, la Fondazione Cannavò ha istituito un “Premio Fair Play” per la squadra che avrà giocato nella maniera più leale e corretta.
Hanno fra i sette e quattordici anni, stanno su una carrozzina per una spina bifida o un incidente, tirano a un canestro. E si divertono. Tanto.

Il minibasket in carrozzina è una meraviglia da vedere. Bello, divertente, appassionante. Era quasi una scommessa, agli inizi di questo secolo: una squadra a Montecchio maggiore, una Cantù, poi una a Bologna, nate così, perché c’era gente brava che ci credeva. Poi sono arrivate altre città, Verona, Roma, Parma e avanti così. E sono cominciati i campionati.

Ci sono ragazzine e ragazzini terribili, divertenti, coinvolgenti. E non solo, anche grandi, perché il mini qui non significa solo piccolo: ci sono quelli che devo imparare per giocare poi in campionati e tornei. C’è Jack, Giacomo, che ha ormai quattordici anni ed è la stella dei Bradipi di Bologna, fuori dalle finali, ma una delle squadre più vive del torneo:  quando va al Palazzo chiacchiera di basket con Flavio Tranquillo, mica uno qualunque, il miglior telecronista del mondo. C’è Christopher , che ha cominciato a otto anni, ora ne ha undici e la carrozzina, anche la più piccola, è più grande di lui. Oppure Filippo, otto anni appena compiuti, il più giovane alle finali, che a Padova hanno subito fatto giocare. Ce n’è ormai qualche centinaio come loro e più grandi di loro, si divertono da pazzi, invece di stare in casa a guardare un computer seduti su una carrozzina. Sarebbe capitato senza qualcuno che li avesse tirati fuori mostrandogli un canestro e una palla: “Ehi, puoi giocare anche tu”? È successo a Paolo, che ora sta superando l’adolescenza, un tumore che ogni tanto si fa rivedere, una protesi a sostituirgli un osso, un blog (http://ilpaolino.blog.tiscali.it/) e un libro (Vado a fare la chemio e torno, Rizzoli 2008) dove ha raccontato come diario quei mesi che hanno fatto conoscere lui e la sua storia in giro per l’Italia.

Ama il basket e dunque Michael Jordan, giocava a Venegono, ma un giorno gli dissero: “Basta pallacanestro”. Un incubo nell’incubo. Glielo ricorda anche Barbara D’Urso a Canale 5. E fa bene perché lo vede Davide, che non lo conosce ma gli scrive sul blog: “Ma guarda che puoi giocare, vai alla Briantea Cantù, c’è una squadra per te”. Il papà di Paolo prende contatti con Alfredo Marson, presidente della Briantea, uno che ha cambiato la vita di centinaia di ragazzi e ragazze con disabilità attraverso lo sport, una brava persona brava, come direbbero agli All Blacks, che con questo motto scelgono i giocatori. Paolo, che su facebook si fa chiamare Titan, ricordando quella protesi al titanio che fa parte del suo corpo, ricomincia a tirare in carrozzina aiutato da Giovanni (Cantamessa, il coach), Chiara (Ruggeri, la vice) e tutta la sua nuova famiglia sportiva canturina. Prima gara di campionato, poi di nuovo fermo, di nuovo la chemio, questa volta è aggredito il polmone. La Briantea va alle finali, Paolo non vuole mancare. E, poche settimane dopo la chemio, è lì, a giocare per difendere il titolo dell’Aurora Ugf

Cantù, che puntava alla terza vittoria consecutiva, la quarta da quando è nato il campionato, che le farebbe vincere il Trofeo Antonio Maglio, intitolato a uno dei padri fondatori dello sport per disabili non solo italiano, ma mondiale. Non è arrivata la vittoria, ma questo poco conta. Paolo è diventato bravo, qualche volta sta in campo anche in A1. Che modo meraviglioso di iniziare lo sport, il basket in carrozzina.

Paolo Crespi (1995) è giocatore della Nazionale italiana under 22 di basket in carrozzina.

Giacomo Forcione (1998), Christopher Caspani (2001) e Filippo Sannevigo  (2004) giocano a basket in carrozzina nei Bradipi Bologna , nella Briantea Cantù e nelle Iene di Padova.

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Wow … grazie Claudio, non hai sbagliato di una virgola. Che bell’articolo molto emozionante. Questi tagazzi, tutti, hanno una grande forza che noi che ci riteniamo “normo” non possediamo. Lottano ogni giorno con la “sfiga” d’esser nati destinati ad una vita in salita. In salita forse perchè noi “normo” egoisticamente non pensiamo a loro. Lo sport, quello vero peró, non quello fatto di scommesse, rende unici questi ragazzi. Ognuno di loro una storia, chi più chi meno tragica, chi più chi meno esaltata da soddisfazioni e vittorie. Che belo vedere questi ragazzi in campo, spingere chi più chi meno velocemente le ruote sul parquet, tirare a canestro e gridare di gioia per un “ciuffo”. Si chi più chi meno … perché ancora c’è chi un figlio disabile è da nascondere, recludere, una vergogna vissuta quasi come una colpa … Ma tu che di questi ragazzi ne conosci molti sai che hanno una grande forza una marcia in più, quella che a volte manca a noi “NORMALI”. Grazie Pr. (immagino che ci vedremo al Palafamila) un abbraccio.