I miei racconti … insoliti! … di tutto di più!


Non smettere di CORRERE Titan …

… quando il Dott. Mapelli ci chiamò nello studio al 4° piano dell’ospedale Gaetano Pini di Milano, era per illustrare a Paolo, allora tredicenne, l’intervento al ginocchio che da li a pochi giorni gli avrebbe fatto.

<<L’intervento durerà parecchie ore>>  ci disse il dottore  << ma tu non ti devi preoccupare sarai addormentato e non sentirai niente, ti metteremo un nuovo ginocchio in Titanio … che sport fai Paolo? … basket?  Devo darti una brutta notizia, con questo nuovo ginocchio non potrai più saltare e nemmeno correre …>>

Quella frase … come un enorme pugno che ti centra il volto … BAM!

<<Sai papà questa notte ho fatto un sogno, ed è un grande desiderio quello che ho …. Tornare a correre in un prato verde !>>

Anche Barbara D’Urso  te lo ricorda … <<… allora non potrai più giocare a basket! >>

Che “sventola” anche quella volta!

Ma la tua cocciutaggine, la tua determinazione, le tue insistenze, la tua grinta, la tua voglia di “correre” ti hanno fatto sognare un futuro migliore.

Un obbiettivo da raggiungere, un traguardo … ti ricordi “il gran premio della montagna”? …  quante volte hai dovuto raggiungerlo? Che difficile arrivarci … ma poi giù a rotta di collo a tutta birra.

<<Non potrai più giocare a basket …>>

Eccoti qui ora con la maglia Azzurra, quella della Nazionale, numero 14.

NON SMETTERE DI CORRERE ,

NON SMETTERE MAI DI SOGNARE TITAN … 


Il Titan, il Chris e gli altri. Quelli che il minibasket in carrozzina.

di Claudio Arrigoni  Gazzetta dello Sport.it > Paralimpici >

Christopher Caspani (Unipol Briantea Cantù)

Il minibasket in carrozzina vive il suo momento più emozionante, con le finali a Seveso (via Gramsci 9), nei pressi di Milano, nelle quali c’entra un po’ anche La Gazzetta dello Sport e, in particolare, la Fondazione Cannavò, che ha permesso l’incontro con gli Harlem Globetrotters e la possibilità di una partnership proprio in vista della Final Four. Quatto squadre a sfidarsi: i campioni d’Italia del Santa Lucia Roma, le Iene di Padova, gli Alitrans Olympic di Verona e i padroni di casa, i Bandits di Cantù. Questo il programma: sabato 2 giugno, Unipol Briantea84-Le Iene Padova Millennium (ore 16), S. Lucia Roma-Alitrans Olympic Verona;  domenica 3 giugno, 3°-4° posto: perdente semifinale 1-perdente semifinale 2 (ore 9); 1°-2° posto: vincente semifinale 1-vincente semifinale 2 (ore 11), previste le riprese di RaiSport. Per siglare ufficialmente la collaborazione, la Fondazione Cannavò ha istituito un “Premio Fair Play” per la squadra che avrà giocato nella maniera più leale e corretta.
Hanno fra i sette e quattordici anni, stanno su una carrozzina per una spina bifida o un incidente, tirano a un canestro. E si divertono. Tanto.

Il minibasket in carrozzina è una meraviglia da vedere. Bello, divertente, appassionante. Era quasi una scommessa, agli inizi di questo secolo: una squadra a Montecchio maggiore, una Cantù, poi una a Bologna, nate così, perché c’era gente brava che ci credeva. Poi sono arrivate altre città, Verona, Roma, Parma e avanti così. E sono cominciati i campionati.

Ci sono ragazzine e ragazzini terribili, divertenti, coinvolgenti. E non solo, anche grandi, perché il mini qui non significa solo piccolo: ci sono quelli che devo imparare per giocare poi in campionati e tornei. C’è Jack, Giacomo, che ha ormai quattordici anni ed è la stella dei Bradipi di Bologna, fuori dalle finali, ma una delle squadre più vive del torneo:  quando va al Palazzo chiacchiera di basket con Flavio Tranquillo, mica uno qualunque, il miglior telecronista del mondo. C’è Christopher , che ha cominciato a otto anni, ora ne ha undici e la carrozzina, anche la più piccola, è più grande di lui. Oppure Filippo, otto anni appena compiuti, il più giovane alle finali, che a Padova hanno subito fatto giocare. Ce n’è ormai qualche centinaio come loro e più grandi di loro, si divertono da pazzi, invece di stare in casa a guardare un computer seduti su una carrozzina. Sarebbe capitato senza qualcuno che li avesse tirati fuori mostrandogli un canestro e una palla: “Ehi, puoi giocare anche tu”? È successo a Paolo, che ora sta superando l’adolescenza, un tumore che ogni tanto si fa rivedere, una protesi a sostituirgli un osso, un blog (http://ilpaolino.blog.tiscali.it/) e un libro (Vado a fare la chemio e torno, Rizzoli 2008) dove ha raccontato come diario quei mesi che hanno fatto conoscere lui e la sua storia in giro per l’Italia.

Ama il basket e dunque Michael Jordan, giocava a Venegono, ma un giorno gli dissero: “Basta pallacanestro”. Un incubo nell’incubo. Glielo ricorda anche Barbara D’Urso a Canale 5. E fa bene perché lo vede Davide, che non lo conosce ma gli scrive sul blog: “Ma guarda che puoi giocare, vai alla Briantea Cantù, c’è una squadra per te”. Il papà di Paolo prende contatti con Alfredo Marson, presidente della Briantea, uno che ha cambiato la vita di centinaia di ragazzi e ragazze con disabilità attraverso lo sport, una brava persona brava, come direbbero agli All Blacks, che con questo motto scelgono i giocatori. Paolo, che su facebook si fa chiamare Titan, ricordando quella protesi al titanio che fa parte del suo corpo, ricomincia a tirare in carrozzina aiutato da Giovanni (Cantamessa, il coach), Chiara (Ruggeri, la vice) e tutta la sua nuova famiglia sportiva canturina. Prima gara di campionato, poi di nuovo fermo, di nuovo la chemio, questa volta è aggredito il polmone. La Briantea va alle finali, Paolo non vuole mancare. E, poche settimane dopo la chemio, è lì, a giocare per difendere il titolo dell’Aurora Ugf

Cantù, che puntava alla terza vittoria consecutiva, la quarta da quando è nato il campionato, che le farebbe vincere il Trofeo Antonio Maglio, intitolato a uno dei padri fondatori dello sport per disabili non solo italiano, ma mondiale. Non è arrivata la vittoria, ma questo poco conta. Paolo è diventato bravo, qualche volta sta in campo anche in A1. Che modo meraviglioso di iniziare lo sport, il basket in carrozzina.

Paolo Crespi (1995) è giocatore della Nazionale italiana under 22 di basket in carrozzina.

Giacomo Forcione (1998), Christopher Caspani (2001) e Filippo Sannevigo  (2004) giocano a basket in carrozzina nei Bradipi Bologna , nella Briantea Cantù e nelle Iene di Padova.

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Wow … grazie Claudio, non hai sbagliato di una virgola. Che bell’articolo molto emozionante. Questi tagazzi, tutti, hanno una grande forza che noi che ci riteniamo “normo” non possediamo. Lottano ogni giorno con la “sfiga” d’esser nati destinati ad una vita in salita. In salita forse perchè noi “normo” egoisticamente non pensiamo a loro. Lo sport, quello vero peró, non quello fatto di scommesse, rende unici questi ragazzi. Ognuno di loro una storia, chi più chi meno tragica, chi più chi meno esaltata da soddisfazioni e vittorie. Che belo vedere questi ragazzi in campo, spingere chi più chi meno velocemente le ruote sul parquet, tirare a canestro e gridare di gioia per un “ciuffo”. Si chi più chi meno … perché ancora c’è chi un figlio disabile è da nascondere, recludere, una vergogna vissuta quasi come una colpa … Ma tu che di questi ragazzi ne conosci molti sai che hanno una grande forza una marcia in più, quella che a volte manca a noi “NORMALI”. Grazie Pr. (immagino che ci vedremo al Palafamila) un abbraccio.


… l’ultimo dei primi …

“Mi chiamo Paolo e sono un ragazzo del ‘95.
Mi piace molto giocare alla play e adoro il computer;
amo molto anche il basket.
… Sono un ragazzo … un po’ sfortunato.
Vi chiederete perché?
Vi sembra poco se vi dico che ho un “tumore” ?
Ma niente paura, mi sto curando, guarirò presto .”

I MIEI RACCONTI INSOLITI … di tutto di più.

Iniziamo così, quasi tre anni fa, a raccontare un po’ per gioco un po’ per distrarre Paolo in ospedale. Un po’ per avere il calore delle persone care attorno a noi. Un po’ per sentirci rassicurare dalle parole degli amici. Quanti amici, tanti amici nuovi. Qualcuno all’inizio lo abbiamo conosciuto con Sype, in cam, lo guardavamo attraverso il monitor , era in uno sgabuzzino nascosto tra i barattoli della salsa perché si vergognava un po’.

Quanti post, quante mail. Quanta “speranza”. Quanto tempo è già passato.

Qualcuno ci ha dato consigli e noi lo abbiamo ascoltato. Qualcuno ancora ce ne da, e noi lo ascolteremo.

Ci scriveva Igor: “Io ho dovuto rinunciare al calcio, tuo figlio al basket. Magari non capiterà subito, ma nel corso degli anni essendo lui così giovane dovere rimanere sempre a “tifare” gli altri e non essere mai sul campo potrebbe diventare duro da sopportare. Cerca di creargli una valida alternativa, io mi sono messo a 17 anni (4 anni dopo e molte arrabbiature che non comprendevo) a rientrare nel nuoto “agonistico” ed è stata la mia fortuna. E’ ovvio che ero l’ultimo, ma è meglio essere l’ultimo dei primi che il primo degli ultimi credimi. Mi mancava lo spogliatoio di vita, le gare, l’emozione di migliorarsi dopo innumerevoli fatiche.”  … Saggio consiglio!

Poi per caso l’incontro con Davide e  Briantea84, alcune perplessità, il basket in carrozzina, sport per “disabili”, i troppi km di distanza dal palazzetto dove allenarsi. Il testardo Paolo che vuole provare. Il primo giorno in palestra, a spingere una carrozzina.
Le ruote sul parquet, tornare a palleggiare con un pallone da basket, il canestro, quel ferro così alto difficile da raggiungere. L’odore dello spogliatoio, la squadra, gli strilli dell’allenatore.

“meglio essere l’ultimo dei primi che il primo degli ultimi” … mi rimbalzava nella mente …

“meglio essere l’ultimo dei primi” …

Già ancora una volta  “l’ultimo dei primi”. Ma questa volta l’ultimo ad essere convocato in Nazionale Under 22.

Mentre vi scrivo infatti il Titan è a Malle in Belgio per disputare un torneo internazionale e ieri con grande gioia di tutti ha segnato il suo primo canestro in Azzurro.

Forza Titan Paul continua a stupirci, continua così!
Vinceremo tutte le nostre battaglie!

titan italia


Cos’è la felicità?

Cos’è la felicità?
Me lo sono chiesto mille volte e mille volte ho dato  risposte diverse.
La felicità è alzarsi alla mattina, ricevere un bacio dalla persona che ami.
Affacciarti alla finestra ammirare il sorgere del sole, o più semplicemente annusare a pieni polmoni l’odore acre della terra bagnata da una leggera pioggia.
Il suono delle campane a festa.
Un arcobaleno dopo un fragoroso temporale.
Un discorso incomprensibile di un bimbo in fasce che non sa parlare.
Una telefonata inaspettata di un amico di cui non hai notizie da molto tempo.
Il sorriso dei miei figli.
Cose semplici. Sono  le cose semplici che mi rendono felice.

Ci sono però momenti in cui non riesco ad essere felice.
Ho pensieri per la testa, pensieri, brutti pensieri. Sono i giorni che precedono le visite di follow-up di Paolo.
Per lui è tutto così normale o la sua “maschera” nasconde le sue ansie per non preoccuparci?
In questi giorni proprio non riesco ad essere felice, mi sforzo per un sorriso ma proprio non ci riesco.
Attendiamo seduti il nostro turno per la visita in ospedale. Lastra al polmone. Ancora una verifica. Stringo tra le mani la catenina che Paolo porta al collo. Raffigura un angelo. Lo prego. Tra poco quella luce rossa sopra la porta bianca si illuminerà. Raggi X.

Ora inizia l’attesa, quanto bisognerà aspettare prima di essere nuovamente felici?
Ore, molte ore … non c’è nulla che mi rende felice ora. Aspettare, aspettare, sono pronto a tutto.
È passato un giorno e niente ancora, niente. Telefono in ospedale per sollecitare per rompere questa attesa. Non sono felice ora.
Mi risponde una voce scontrosa, lunatica, fredda, distaccata di chi è abituato a vedere al di la di un vetro solo le sofferenze di bimbi pelati in attesa di essere attaccati ai tubicini della chemio. Insisto perché si informi. Insisto. Non è facile convincere una persona scontrosa.  Minuti che non passano.  La musica d’attesa è insopportabile. Con la stessa freddezza mi dice che è tutto ok. Mi saluta glaciale. Resto col telefono attaccato all’orecchio. Non so se ridere o piangere dalla felicità.
Paolo è a scuola, vorrei chiamarlo, vorrei urlargli che tutto ok. Ma non posso. Posso solo avvisarlo con un sms “freddo”. Sono anch’io come la centralinista?
Vorrei abbracciare la mia famiglia per essere nuovamente felice, lo farò questa sera quando tornerò a casa.
Mi guardo attorno, sono in macchina solo, sono per lavoro in città, guido in mezzo a traffico, sono in trance.
Voglio vedere il sorriso dei miei figli.
Voglio un bacio da mia moglie.
Voglio che tutti sappiano che Paolo sta bene.
Vorrei passeggiare in riva la mare.
Vorrei annusare il profumo di una rosa.
Vorrei ammirare i colori di una farfalla variopinta.
Vorrei cose semplici, vorrei cose che mi rendano felice.
E per voi cos’è la felicità?

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Nel silenzio del Pianella, l’applauso a Paolo il Varesino.

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Cari amici di Make-A-Wish …

Cari amici di Make-A-Wish,

vi scrivo per ringraziarvi infinitamente per la bellissima sorpresa che mi avete fatto durante una partita della mia squadra del cuore, la Cimberio Basket Varese.

Sono abituato ai “tiri mancini” di papà e quando quella sera …


A Briantea il premio ‘Ippocrate per la vita’

“Per regalare, giorno dopo giorno, una speranza e un sorriso a tanti giovani diversamente abili attraverso la pratica dell’attività sportiva. Sport inteso come divertimento, passione, capace di aggregare e insegnare il rispetto dell’altro. Sport che rende tutti uguali, linguaggio universale grazie a una sana competizione in grado di abbattere barriere culturali e rendere uomini e donne liberi”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto l’Associazione Ippocrate, la onlus che raccoglie medici, specialisti e operatori del mondo sanitario lombardo, a conferire a Briantea84 il premio “Ippocrate per la vita”.


… a volte ad aspettare … si “gode” di più!

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Esami … tutto ok! … Un’altra battaglia vinta!


Aspettare … aspettare …

Teste pelate, sguardi pesi nel vuoto, cicatrici disumane, pompe che infondono. Il piccolo ambulatorio dell’INT di via Venezian brulica come un formicaio. C’e’ una calma apparente però. Accogliente, si odora il profumo del caffè’ appena fatto. Il sorriso del personale medico ….


Il Titan al Premio “Anni verdi 2010″ …

Altra giornata ricca d’emozioni, quelle vere, quelle che ti fanno battere forte il cuore e ti strappano anche una lacrima. Una serata emozionante quella di eri 16, al ristorante Bel Sit di Comerio, in compagnia degli Amici del Panathlon Varese. A Paolo e a molti altri ragazzi ammirevoli è stato conferito il Premio ANNI VERDI 2010. Grande Paolo, ancora una volta ci hai insegnato che di fronte alle difficoltà, bisogna lottare per superarle, mai arrendersi, mirare e colpire al centro l’obbiettivo.


13 Novembre 2° compleanno del TItan

Il tempo vola … a volte non ce ne rendiamo conto …


In fondo il BLOG un po’ mi mancava ….

Scusate il silenzio di questi mesi … che difficile tornare a scrivere … dopo l’ultimo post.
In questi quasi tre mesi, sono successe talmente tante cose che è impossibile ricordarle tutte. Figuriamoci scriverle, si aprirebbero degli interi capitoli di un nuovo libro …


Futuro “bastardo” …

… un ultimo sguardo al “passato” … ci siamo proiettati nel futuro … con questa frase avevamo chiuso l’ultimo post sperando in un futuro roseo, sereno e ricco di cose belle. Avevamo ipotizzato le cose più belle nell’attesa delle agognate ferie, meritate ferie.
Futuro “bastardo” …
Il “destino” a volte ti permette di conoscere persone speciali, ma ti mette anche di fronte alla cruda realtà della vita.


Desaparecidos …

Vi chiederete che fine ha fatto il Titan, dov’è , cosa fa, qual è il suo stato di salute, che combina, perché non lascia più traccia nel blog … Questo blog, la sua valvola di sfogo, la nostra, da due anni a questa parte …


Il compleanno … con Facebook …

E che possiamo fare dalla corsia di un ospedale? Che fare nel giorno del compleanno di Paolo qui all’INT?
Dovrò escogitare qualche cosa … nuble … nuble (per chi ha letto Topolino questo è il rumore del “pensiero”…)
Il primo ciclo di Ifosfamide post operatorio proprio non ci voleva….


Il “bastardo” al microscopio …

Questi ultimi giorni trascorsi a casa e non in “corsia” ci sembra di essere tornati alla normalità o quasi. Tappa forzata di una settimana post operatoria a casa tra divano, Tv, computer e pennichelle varie. Certo il tempo non ci ha molto aiutato, ha fatto freddo e ha piovuto in continuazione. Quindi anche le passeggiate suggerite dai medici … cancellate. Non mi è rimato che ….


Paolo è tornato a casa …

Che bello tornare a casa, ancora più bello se non te lo aspettavi. Sono passati pochissimi giorni dall’intervento, solo cinque, e Paolo è già in buona forma tant’è che i medici decidono per le dimissioni. Non mi sembra possibile e chiedo ai medici se son proprio sicuri di quello che stanno facendo ….


L’intervento al polmone … del Titan.

Sono veramente difficili da commentare questi giorni, questi momenti vissuti con ansia per un nuovo ricovero in ospedale del Titan. Per la verità martedì quando ci siamo recati a Milano all’INT, a parte la solita levataccia per evitare il traffico e trovare un parcheggio, eravamo tutti abbastanza sereni … forse tutti. Forse perché …


3 … 2 … 1 …

Il Titan è uscito per distrarsi un po’. Domani ci dovrebbero confermare il ricovero all’INT. Ricovero previsto martedì per la preparazione all’intervento chirurgico di mercoledì 5. Questa volta l’idea di entrare in ospedale non mi dispiace, anzi non ne vedo l’ora. Togliere quella “cosa” che si è annidata nel polmone è si una nuova sfida, pericolosa, ma ….


Le ultime dal campo di gioco …

…. la vera vittoria dell’Aurora sta tutta in una bandana stelle e strisce che i banditi canturini hanno calzato dal primo all’ultimo minuto di gioco in onore di Paolo Crespi, il giovane esordiente del basket in carrozzina …. (tratto dal sito http://www.briantea84.it)